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Disabilità

Che cosa comporta vivere con una disabilità grave senza i supporti che dovrebbero essere garantiti dallo Stato?

Riporto di seguito un bellissimo articolo di Francesca Pergola. Nel suo articolo, a partire dalla sua esperienza diretta, Francesca illustra in maniera chiara ed estremamente efficace, la condizione che vivono tutte le persone con disabilità grave. A queste persone lo Stato non garantisce supporto economico, pratico ed assistenziale come sarebbe etico facesse.

Tutto ciò inevitabilmente impatta in maniera anche molto significativa sul benessere psicologico della persona: è evidente infatti che l’autonomia è un ingrediente fondamentale per avere una vita piena ed appagante da tutti i punti di vista.

Di seguito l’articolo di Francesca:

“Arriva, per ogni persona con disabilità, il momento in cui cresce e sente il bisogno di avere i propri spazi, la propria vita, il proprio futuro.

I genitori invecchiano, si stancano, e a loro volta iniziano ad aver bisogno di aiuto. È in quel momento che una persona con disabilità comincia a porsi domande fondamentali: chi si occuperà di me quando loro non ci saranno più?
Come posso diventare più indipendente senza dover dipendere ogni giorno da mamma o papà, senza dover chiedere continuamente di essere accompagnata/o? “Posso iniziare ora che sono ancora con i miei genitori a poter provare a far riposare loro e farmi assistere da un assistente prima di dover farlo quando sarò per forza da sola?”
Esiste la possibilità di avere qualcosa di mio, di fare ciò che desidero, senza dover chiedere permesso o giustificarmi?

Sono domande legittime, ma troppo spesso restano senza risposta.

Anche le famiglie iniziano a interrogarsi su quali strumenti esistano per accompagnare i propri figli verso la maggiore autonomia possibile. Ma qui emerge il primo grande problema: non tutte le disabilità sono uguali, e non tutte vengono trattate allo stesso modo. Il tipo e il livello di assistenza dovrebbero basarsi sui reali bisogni della persona, non su criteri rigidi e spesso disumani.

In Italia, inoltre, ogni regione applica regole diverse, con finanziamenti diversi. Un diritto fondamentale come la vita indipendente finisce così per dipendere dal luogo in cui si nasce. E questo non è giusto.

Esistono fondi dedicati alle disabilità gravissime, ma spesso per accedervi una persona deve dimostrare condizioni estreme, come l’uso di un ventilatore o altre situazioni limite. Come se il diritto a vivere una vita dignitosa dovesse essere conquistato solo dimostrando di stare “abbastanza male”.

Nel mio caso, vengo riconosciuta come persona con disabilità grave. Una definizione che, sulla carta, dovrebbe garantire tutele adeguate. Nella realtà, però, non è così.

Io ho bisogno di assistenza continuativa per poter vivere in modo dignitoso. Ho bisogno di assistenza anche di notte: non riesco a girarmi nel letto autonomamente e, in alcune situazioni, ho urgenze improvvise per andare in bagno. Senza aiuto, resto ferma, in attesa, dipendente dal caso o dalla resistenza del mio corpo.

Di giorno la situazione non cambia. Ho bisogno di essere vestita, lavata, preparata. E durante tutta la giornata ho bisogno di supporto negli atti quotidiani più semplici, quelli che per molte persone sono automatici ma che per me richiedono la presenza di qualcun altro.

Eppure, nonostante questi bisogni evidenti, da quanto sto appurando informandomi e facendo richiesta, l’unico strumento a cui posso accedere è il fondo per la vita indipendente, che mi garantirebbe una copertura di circa tre ore di assistenza al giorno.

Tre ore che, tra l’altro, dovrebbero comprendere anche le ferie e i riposi dell’assistente personale. Questo significa che, nella pratica, non so nemmeno quante ore reali mi resterebbero davvero ogni giorno.

A questo si aggiunge un’altra realtà, ancora più amara. Mi è stato detto chiaramente dall’assistente sociale che come prima cosa ancora prima di capire quanti fondi si hanno prima ancora di fare la domanda, bisogna avere già aver assunto un assistente con contratto, questo vuol dire che devo pagarmi una persona e pesa tutto su di me economicamente fino a quando mi accetteranno la domanda.

Successivamente una volta accettata la domanda dove non arrivano i fondi per garantire la mia assistenza, devono intervenire i miei familiari.
Ma allora mi chiedo: di quale vita indipendente stiamo parlando?

Se il peso dell’assistenza ricade comunque sui genitori, questa non è indipendenza, è solo una delega forzata alla famiglia. È giusto continuare a caricare sempre sulle spalle dei genitori una responsabilità che dovrebbe essere garantita dallo Stato? È giusto costringerli a colmare i vuoti di un sistema che non risponde ai bisogni reali?

E soprattutto: cosa succederà quando i miei genitori non ci saranno più?
Mi impoverirò io? Sarò costretta a rinunciare alla mia autonomia, a ciò che resta della mia vita? Dove finirò?

Queste non sono paure personali. Sono domande che nascono da un sistema che parla di diritti, ma nei fatti lascia sole le persone con disabilità e le loro famiglie.

Parliamo ora di cifre ridicole.. in Lombardia la vita indipendente è di soli 800 euro e la misura b2 per le disabilità gravi è di altri 800 euro.. ma qui arriva la fregatura.. i due fondi non sono compatibili.. quindi io dovrei avere solo 800 euro il massimo del fondo che mi ricoprirebbero quanto? due-tre ore al giorno? e tutto il resto?

Ho provato a confrontarmi con tante altre realtà e ci sono persone come me che dipendono ancora a 33-40 anni dai genitori che non possono avere una loro liberta’.

A parte che anche la figura del caregiver non è ancora riconosciuta ma il nuovo ddl è un disegno di legge disumano, ma oggi soffermiamoci sulla vita indipendente, che di indipendente non ha NIENTE!! 

Perchè se le persone con disabilità arrivano a creare delle raccolte fondi per ricevere il compenso mancante per colmare le ore necessarie per la SOPRAVVIVENZA, il nostro paese ha fallito!”

Al link potete leggere l’articolo integrale assieme agli altri articoli di Francesca su disabilità e non solo nel suo blog: https://frahfairallavventura.wordpress.com/2026/01/28/vita-indipendente-sottofinanziata-la-voce-di-una-persona-disabile/

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Disabilità

Il Disability Pride Milano torna anche quest’anno


Nella giornata dello scorso sabato 7 Giugno, presso Biblioteca Chiesa Rossa a Milano, si è svolto il primo appuntamento della quarta edizione del Disability Pride Milano, importante evento milanese organizzato tra gli altri da numerose associazioni attive nel campo della disabilità, tra le quali Abbatti le Barriere, prima promotrice dell’iniziativa, Famiglie Disabili Lombarde, Fondazione Mantovani Castorina, Cologno Zero Barriere e Nessuno è Escluso.
Durante la prima giornata, dopo l’assemblea plenaria generale, si sono tenuti i tavoli tematici di discussione, un momento aperto di confronto e proposta, per costruire contenuti e richieste collettive a partire dall’esperienza viva delle persone con disabilità. Gli argomenti dei tre tavoli sono stati, come ogni anno, le barriere, architettoniche, sensoriali e cognitive nel primo tavolo, il tema della vita indipendente e della condizione dei caregivers nel secondo, le disabilità invisibili e le neurodivergenze nel terzo. Al termine della giornata di sabato i partecipanti hanno potuto godersi un momento musicale coi Kanta Chetipassa, storica band dell’ Associazione “IncontRho”, Associazione di familiari e volontari attiva nel rhodense su temi della salute mentale.
Durante la partecipatissima giornata dello scorso sabato, particolarmente originale e innovativo, dato il tema, è stato il tavolo di discussione su disabilità invisibili e neurodivergenze.
Con il termine disabilità invisibile si fa riferimento a tutte quelle condizioni del corpo e della mente che sono invalidanti, pur non essendo immediatamente visibili. Talvolta le disabilità possono essere anche dinamiche, così definite in quanto variano a seconda del momento e del contesto. Una persona, ad esempio, può avere bisogno in alcuni momenti di usare il bastone per deambulare, in altri può necessitare della sedia rotelle, e in altri ancora può essere in grado di deambulare in maniera autonoma senza il supporto di nessun ausilio. D’altra parte una condizione patologica può, in una sua fase iniziale, non essere visibile, per diventare invece visibile nel corso del tempo, a causa di un suo aggravamento. Per citarne alcune, tra le disabilità invisibili, si annoverano, ad esempio, le malattie sistemiche, le sindromi genetiche, il dolore cronico, la sordità e i deficit della visione, il deterioramento cognitivo e le demenze senili, le malattie psichiatriche come la depressione o la schizofrenia, le cosiddette neurodivergenze, tra le quali ad esempio il disturbo dello spettro autistico e il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Le disabilità invisibili, che rappresentano secondo l’OMS circa l’80 % di tutte le disabilità nel loro complesso, comportano delle difficoltà specifiche, proprio in ragione del loro non essere visibili dall’esterno, difficoltà che vanno ad aggiungersi alla disabilità in se e per se. Esemplificativa è la situazione in cui una persona che, dovendo usufruire di una corsia preferenziale della quale ha dritto, ad esempio un’attesa accelerata presso l’accettazione dell’ospedale, oppure un posto per il parcheggio, si trova nella necessità di doversi giustificare raccontando i dettagli della sua condizione fisica, di fronte all’incredulità della persona addetta allo sportello o degli altri pazienti in attesa. La persona si trova cosi esposta ad un una tensione emotiva e ad un malessere aggiuntivi rispetto a quelli dati dalla sua stessa condizione invalidante in se, esposta al giudizio e al pregiudizio.
Durante il tavolo di discussione sulle disabilità invisibili e neurodivergenze dello scorso sabato, come e ancor più di quanto è accaduto lo scorso anno, le persone si sono confrontate sulle loro esperienze, hanno raccontato il loro quotidiano e le loro difficoltà nel vivere con una condizione invalidante ma non visibile, hanno proposto soluzioni e indicazioni per aiutare gli altri, istituzioni comprese, ad aiutarle, al fine di rendere la loro condizione meno invalidante. Perché se è vero che una condizione è invalidanti in se, è anche vero che lo diviene in maniera maggiore e minore anche a seconda del contesto in cui a persona si trova, che sia il contesto rappresentato dalle caratteristiche dell’ambiente o da quelle delle persone che con la persona affetta da disabilità si interfacciano.
Dopo la partecipata giornata di sabato scorso, e dopo il laboratorio di cartellonistica che si è svolto ieri presso lo Spazio di Mutuo Soccorso a Milano, il prossimo appuntamento del Disability Pride Milano sarà domani, sabato 14 Giugno, quando un grande corteo attraverserà il centro di Milano, partendo alle ore 18:00 da Via Giuseppe Verdi, accanto a Piazza della Scala, per concludersi verso le ore 20:00, in Piazza del Cannone, dove già dal pomeriggio prenderà vita il Disability Pride Village. Domani, come ogni anno da quattro anni a questa parte, le strade e le piazze di Milano si riempiranno di voci, corpi non conformi, menti divergenti, carrozzine, ausili, segni, parole e musica. Presso l’area Village, parallelamente al corteo e anche al suo termine, ci si potrà intrattenere con musica, interventi, stand, testimonianze, momenti di festa e socialità diffusa, con il collettivo Primitiv, la Banda degli Ottoni e la Murga. In serata ci saranno interventi delle realtà associative promotrici e interventi istituzionali dal palco e, successivamente, a partire dalle ore 21:00, il concerto, con artisti provenienti da tutta Italia.
L’edizione 2025 del Disability Pride Milano si concluderà poi, lunedì 16 Giugno, presso Cascina Torchiera, in Piazzale Cimitero Maggiore 18 a Milano. Nella serata, per festeggiare la conclusione di questa edizione 2025, ci sarà, a partire dalle ore 19.30, la cena sociale e il mercato delle autoproduzioni e, a seguire, lo spettacolo con Germano Lanzoni con la partecipazione di Frank Rotella e con Gianluca Beltrame alla chitarra.
Approfittando dell’occasione per ricordare che è possibile sostenere la raccolta fondi per il Disability Pride Milano 2025 (tramite la raccolta Fondi su Produzioni dal Basso: https://www.produzionidalbasso.com/…/disability-pride…/ ; bonifico IBAN: IT96 Y 06034 01696 000000060129, intestatario Fondazione Mantovani Castorina Onlus, causale erogazione liberale a sostegno del Disability Pride Milano; PayPal amministrazione@fmc-onlus.org), vi aspettiamo numerosi domani, sabato 14 Giugno, per il corteo, lunedì 16 Giugno, per la serata finale presso Cascina Torchiera e, tra un anno, per l’edizione 2026 del Disability Pride Milano.